Le Giornate del Cinema Muto
Un festival nella World Top 50
Nate nel 1982 a Pordenone con una retrospettiva dedicata a Max Linder organizzata dalla Cineteca del Friuli in collaborazione con Cinemazero, le Giornate del Cinema Muto sono oggi il principale festival internazionale dedicato al cinema muto. Un migliaio di studiosi, archivisti, collezionisti, studenti e appassionati, in maggioranza stranieri, ogni anno a ottobre (il festival si svolge dal primo al secondo sabato del mese, anticipato il venerdì dall’evento di pre-apertura e seguito la domenica dalla replica dell’evento finale) arrivano a Pordenone per assistere a otto giorni di proiezioni, tutte accompagnate con musica dal vivo, e per seguire le numerose attività collaterali: conferenze, presentazioni di libri, la Fiera del libro e del collezionismo cinematografico, i seminari del Collegium e le Pordenone Masterclasses per aspiranti accompagnatori musicali di cinema muto.
Dopo Davide Turconi, si sono succeduti alla direzione David Robinson (dal 1997 al 2015 e oggi direttore emerito) e Jay Weissberg (dal 2016).
Variety ha inserito le Giornate nella top 50 dei festival imperdibili al mondo.
Il lavoro di ricerca
Pioniere nella riscoperta del cinema muto, da sempre le Giornate promuovono il recupero e la salvaguardia del patrimonio cinematografico conservato nelle cineteche e portano avanti, in collaborazione con archivisti e studiosi, un’instancabile attività di ricerca.
Delle tante rassegne che hanno fatto la storia del festival si ricordano, nei primi decenni, il cinema scandinavo dalle origini al 1918, il cinema russo pre-rivoluzionario, i film europei delle origini della spettacolare Collezione Komiya, il monumentale Progetto Griffith.
La riscoperta, costantemente alimentata da nuovi ritrovamenti e restauri, si nutre anche della rivalutazione di figure dimenticate e di nuove prospettive attraverso cui osservare i primi fertilissimi decenni della storia del cinema favorendo il dialogo con la contemporaneità. Così, l’attenzione riservata alle registe, alle sceneggiatrici americane e alle star femminili della commedia – dalle “Funny Ladies” alle “Nasty Women” – ha contribuito a ridefinire il ruolo delle donne e a valorizzarne la portata rivoluzionaria; e una retrospettiva come The Chaplin Connection – Sei gradi di Charlie, del 2025, ha rivelato relazioni e connessioni inedite da cui partire per nuove esplorazioni nel genere comico.
La musica
Punto d’onore delle Giornate del Cinema Muto sono gli accompagnamenti musicali. Nel corso del festival, un gruppo di musicisti, fra i più quotati specialisti a livello mondiale, si alterna al pianoforte, a volte unitamente ad altri strumentisti, mentre per gli eventi orchestrali sono chiamati a dirigere i migliori direttori di musica per film muti. Partiture originali sono state composte ed eseguite anche da famose personalità della musica contemporanea e sperimentale come Wim Mertens, l’ex Velvet Underground John Cale, il “minimalista” Michael Nyman, ed è stata la voce di Giuni Russo ad accompagnare il film Napoli che canta di Roberto Roberti. Le Giornate fungono anche da talent scout per musicisti individuali e gruppi musicali. Se in anni lontani questo è avvenuto per il britannico Adrian Johnston o i percussionisti americani dell’Alloy Orchestra, più recentemente allievi delle Pordenone Masterclasses sono entrati a far parte della squadra dei musicisti del festival e accompagnano i film muti anche in altre manifestazioni.
A Pordenone da 40 Paesi
Con una media per ogni edizione di 200 titoli, fra cortometraggi e lungometraggi, provenienti da decine di cineteche di tutto il mondo e quasi due terzi di presenze straniere fra gli accreditati, le Giornate del Cinema Muto – conosciute all’estero anche come Pordenone Silent Film Festival o semplicemente “Pordenone” – sono il più internazionale dei festival italiani. Per una settimana la città si popola di archivisti, storici e critici cinematografici, docenti, studenti e appassionati di cinema muto provenienti da oltre 40 nazioni. Storicamente il gruppo più numeroso arriva dagli Stati Uniti, seguito a ruota da britannici, francesi, spagnoli, tedeschi e altri europei, ma non mancano presenze da Asia, America Latina e Australia. Grazie alla collaborazione con MYmovies, dal 2020 una selezione di film, accompagnati dai musicisti delle Giornate e preceduti dall’introduzione del direttore Jay Weissberg, viene proposta online a centinaia di abbonati in più di 30 Paesi.
Gli ospiti
Fra i nomi più noti che negli anni sono stati ospiti del festival a Pordenone ricordiamo i registi Sergio Leone, Mario Monicelli, Corso Salani, Bruce Beresford, Aki Kaurismäki, John Landis, István Szabo; il direttore della fotografia Dante Spinotti; la figlia di Walt Disney, Diane; gli animatori premio Oscar Richard Williams (autore della sigla delle Giornate), John Canemaker, Peter Lord e David Sproxton della Aardman; il fumettista Art Spiegelman. Ancora, l’attore Michael York, il trasformista Arturo Brachetti, il maestro e studioso degli effetti speciali Craig Barron, la costumista Deborah Nadoolman Landis. Fra le star del muto che hanno partecipato a una o più edizioni, la grande Fay Wray, la bella del primo King Kong, e le ex bambine prodigio Virginia Davis, Diana Serra Cary (Baby Peggy) e Jean Darling.
I riconoscimenti internazionali
Sono stati conferiti alle Giornate il Premio “Settima Arte” per la scoperta, alla Cineteca di Praga, di Hell Bent, capolavoro muto di John Ford che si credeva perduto; il Telluride Film Festival Silver Medallion; il “Certificate of Commendation” del Sindaco di Los Angeles per la valorizzazione del cinema dei fratelli Cecil e William DeMille; il Premio Internazionale Max Massimino Garnier per il volume Walt in Wonderland: The Silent Films of Walt Disney di Russell Merritt e JB Kaufman, vincitore anche del prestigioso Kraszna-Krausz Book Award; il Lifetime Achievement Award del San Francisco Silent Film Festival per il “monumentale contributo alla preservazione, al restauro e alla proiezione del cinema muto internazionale”; il Film Heritage Award della National Society of Film Critics di New York per il restauro del film Too Much Johnson di Orson Welles.