NASCE UNA REGIONE

Titolo copia:
NASCE UNA REGIONE
Regia:
Lorenzini, Ennio
Produzione:
Unitelefilm
Paese di produzione:
Italia / Italy
Anno:
1964
Formato:
16mm
Supporto:
Acetato / Cellulose Acetate
Generazione:
Positivo / Positive
Sonoro:
Sonoro / Sound
Colore:
B/N / B&W
Metraggio:
407 m
Lingua copia:
Italiano / Italian
Parole chiave temi:
guerra mondiale 1915-1918; guerra mondiale 1939-1945; strage Vajont; interviste; mondo rurale; lavoro portuale; proteste; scioperi; operai; inquinamento acque; condizione femminile

Il presente documentario vuole illustrare la storia, dalla Grande Guerra al presente, del Friuli-Venezia Giulia, e la sua condizione negli anni Sessanta in quanto terra povera e segnata dalle guerre e da recenti disastri come quello del Vajont. Ciò viene fatto ponendo particolare attenzione sullo stato in cui versava la popolazione, esternato in modo chiaro dalle interviste a vari friulani provenienti da diversi contesti, da quello rurale a quello portuale.
Il film si apre con una carrellata sui resti di alcune trincee risalenti alla Prima guerra mondiale nel Carso, a cui seguono immagini di carri armati e alcune riprese del sacrario militare di Redipuglia, dove la cinepresa indugia sulle lapidi dei soldati nel cimitero di guerra. Un carosello di fotografie raffigura poi i primi gruppi di partigiani che si andarono a formare in Italia, proprio nella regione friulana, alternati ad articoli di giornale dell'epoca. Segue una serie di riprese di tombe e lapidi, in particolare nel cimitero di Avasinis dove, nel 1945, si consumò una sanguinosa strage di civili innocenti (vengono citati anche Nimis, Forni di Sotto, Barcis, Bordano). Alcuni ragazzi, ripresi dall'alto, giocano a calcio in un cortile, poi una folla di persone assiste ad una commemorazione di caduti slavi a Opicina. Segue una serie di riprese di alcune delle scritte presenti sui muri del Friuli opera dei coscritti di varie annate.
Alcune immagini mostrano vari edifici in macerie, ancora non ricostruiti dopo la Seconda guerra mondiale, e il blocco alla circolazione del ponte ferroviario di Madrisio di Varmo, quando i treni venivano deviati sulla ferrovia Pontebbana. L'attenzione si sposta poi su alcune donne al lavoro nei campi, con un'intervista ad una di esse, che espone la loro condizione di vita difficile. Una donna avanza su una strada sterrata con in spalla una gerla ricolma di fieno; un'altra, più giovane, tira un carretto pieno di legna, e una terza si carica sulla schiena una gerla con su altra legna.
La cinepresa si aggira per le vie deserte di Venzone, che vede come sua maggior attrazione le famose mummie. Davanti a noi scorrono poi immagini della miniera di Raibl a Cave del Predil e della diga del Vajont. La cinepresa indugia quindi sui resti dei paesi devastati dal disastro del Vajont – Erto, Casso, Longarone – mentre i superstiti allestiscono, tra i ruderi, altari e croci improvvisate in memoria dei loro cari. Intanto, nei pressi di Cimolais viene alzato un muro di massi per scongiurare un ulteriore, simile disastro. Poi, la cinepresa si aggira per le vie deserte di Erto: diverse scritte sui muri fanno riferimento all'impunità dei responsabili. Seguono riprese che mostrano le nuove case destinate agli sfollati, nella piana di Claut. Alcune donne intervistate auspicano a una ricostruzione celere dei paesi di Erto e Casso e a un decorso appropriato della giustizia per chi è responsabile del disastro, mentre denunciano la loro condizione precaria.
Il documentario prosegue con un focus sulla SNIA di Torviscosa: viene mostrata l'azienda e gli scarti che riversa nella laguna di Marano e di Grado: qui, alcuni pescatori mostrano la loro pesca infruttuosa causata dall'assenza di vita nelle acque inquinate dall'azienda. Si pescano sopratutto granchi che, trasferiti in barili, vengono controllati dalle persone del posto. Alcuni uomini vengono intervistati, esprimendo il loro malcontento sull'assenza di pesce nelle loro acque e le difficoltà di essere pescatori in quegli anni.
Seguono immagini di un'azienda a Marano per la lavorazione del tonno: diverse donne di ogni età escono dallo stabilimento, una di loro parla alla cinepresa lamentandosi del lavoro sottopagato e faticoso.
Su una spiaggia a Monfalcone la sabbia viene spostata tramite delle tubature per creare uno stabilimento turistico, poi vengono mostrate alcune imbarcazioni nel golfo di Trieste, il Porto Vecchio con i treni merci in sosta, a cui seguono varie riprese delle gru portuali. Poi, alcuni lavoratori del porto ascoltano uno di loro che espone davanti alla cinepresa l'arretratezza del porto di Trieste e le migliorie di cui necessiterebbe.
Segue una panoramica sul cantiere navale di San Marco, e alcuni lavoratori che avanzano ed entrano in una struttura. Poi, una serie di riprese mostra molti operai che scioperano e protestano per le strade di Pordenone, Gorizia, Monfalcone, Udine, cui segue una successione di fotografie di una manifestazione di coltivatori e boscaioli a Cavazzo Carnico. Persone sedute su un parapetto e altre in moto sulle strade salutano la cinepresa, altri sfilano portando cartelli e striscioni, e altre numerose folle in corteo protestano per le vie di Trieste.