Giovani smarriti, a un passo dalla detenzione, sperimentano un “cammino di rottura” con un accompagnatore-educatore: un’esperienza che il più delle volte apre a un cambiamento e a un possibile reinserimento sociale. Interpretato con efficacia da Alexandra Lamy e Julien Le Berre, Santiago è un piccolo gioiello, un racconto di formazione (basato su storie vere tratte dal libro Marche et invente ta vie di Bernard Ollivier) che si muove da una storia di solitudine e incomprensione verso una parabola di rinascita e speranza.
Francia, oggi. Fred è una professoressa che ama il suo lavoro, ma sta vivendo un momento di difficoltà: è in crisi con il marito e ha un dialogo spinoso con la figlia Nina. A complicare le cose arriva il licenziamento: durante un acceso confronto con uno studente ha perso la calma e lo ha schiaffeggiato. Per rimettersi in partita accetta di fare da guida per un’associazione di volontariato che si occupa di reinserire adolescenti difficili, con problemi con la giustizia, accompagnandoli lungo il Cammino di Santiago di Compostela. A Fred viene affidato il quasi diciottenne Adam, che rischia la detenzione. I due si mettono in marcia carichi di diffidenza e con scarsa volontà di instaurare un rapporto di fiducia, e la prima parte del percorso si rivela difficile, tra liti burrascose, tiri mancini e abbandoni. Lungo il tragitto però qualcosa inizia a cambiare. Per entrambi.